Epatite B - Infetivologo - Infettivologia - malattie infettive - virologo

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Infezioni Sessualmente Trasmesse Virali

EPATITE B


L'epatite B è una comune causa di infezione del fegato, prodotta dal virus epatite B (HBV), che può avere un decorso variabile: da malattia acuta autolimitante di modesta gravità fino ad un'infezione cronica che può portare alla cirrosi e alla neoplasia epatica.

In Italia si stima che circa l-3% della popolazione generale è portatore cronico dell'infezione, per tale motivo si può considerare un'area a media-moderata endemia.

Questo tipo di epatite si trasmette generalmente attraverso due modalità: il sangue e il contatto sessuale. Per tale motivo, il contagio può avvenire tramite rapporti sessuali non protetti, condivisione di siringhe ed aghi infetti, compresi quelli utilizzati per i tatuaggi e il piercing, e di oggetti di toeletta, come rasoi, forbici, lime da unghia, spazzolini da denti.

Inoltre, esiste una trasmissione verticale del virus, cioè quella che occorre durante il passaggio del neonato nel canale vaginale di una madre infetta.

Per tale motivo, devono essere considerate categorie a rischio le seguenti:

  • Partners di soggetti infetti

  • Omo/eterosessuali che hanno rapporti non protetti

  • Soggetti già affetti da altre infezioni sessualmente trasmesse (HIV, sifilide, etc)

  • Tossicodipendenti o soggetti che condividono aghi, siringhe o altri oggetti taglienti

  • Familiari di pazienti con epatite cronica HBV

  • Neonati di madri infette

  • Operatori sanitari esposti a sangue infetto

  • Soggetti emodializzati

  • Viaggiatori che si recano in aree ad alta endemia per epatite B (I fattori da considerare nello stabilire il rischio sono: la prevalenza di portatori di epatite B nella popolazione;  il contatto diretto con il sangue, o secrezioni, o i rapporti sessuali con persone potenzialmente infette; la durata del viaggio).


Il virus dell'epatite B è 100 volte più contagioso del virus dell'immunodeficienza umana (HIV) e può sopravvivere nell'ambiente esterno fino a 7 giorni.

La sorgente dell'infezione è costituita, non solo dai soggetti con epatite acuta, ma anche, e soprattutto dai portatori cronici asintomatici.

L'infezione, nella maggior parte dei casi, è asintomatica. Quando si sviluppano i sintomi, questi occorrono entro 6 mesi dall'esposizione al virus: stanchezza, nausea, vomito, febbre, urine scure, feci chiare, ittero (colorazione gialla della cute e degli occhi) sono i più comuni.

Il  90% dei soggetti con infezione acuta guariscono completamente, l'1% evolve in epatite fulminante (mortalità del 90%), che può necessitare di trapianto epatico urgente, invece nel 5-10% si assiste ad una cronicizzazione dell'infezione, cioè il virus rimane per tutta la vita all'interno dell'ospite. Circa il 20% dei soggetti infettati cronicamente evolvono verso la cirrosi.

La diagnosi sierologica viene eseguita mediante la ricerca del HBsAg, che è una proteina di superficie del virus: la sua positività indica che il soggetto ha un'epatite acuta o cronica (se rimane positivo per oltre 6 mesi).

L'organismo tenta di contrastare la presenza del virus mediante la formazione di anticorpi specifici, antiHBs: la loro positività implica la negativizzazione dell'antigene s e quindi la guarigione dall'infezione.

Gli anticorpi anti HBc, invece, indicano l'avvenuto contatto con il virus: la loro ricerca è subordinata a quella dell'antigene s e relativi anticorpi.


Questo sito non costituisce testata giornalistica.
Non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità dell’autore.
Pertanto non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge. n. 62 del 7/3/2001
Data ultimo aggiornamento 01/07/2012
Contatta webmaster

 
Torna ai contenuti | Torna al menu